Nella vita di tutti i giorni ci sono cose che devi fare, e ci sono cose che ti piace fare.
Tra le prime cose, quelle che devi fare, ti sarà successo almeno una volta nella vita di compiere forzatamente un task, anche quando non solo non volevi farlo. Ma magari avevi già impiegato tutte le tue forze, eri già molto stanco, e come si dice in questi casi: avevi già dato tutto il possibile.
Ora cosa è successo dopo aver terminato quel task ?
E’ molto probabile che il tuo cervello abbia deciso di non eseguirlo mai più.
E il motivo della decisione è semplice quanto banale: il cervello “ha detto stop” in modo risoluto e definitivo perché sa che, se si ripresentassero le condizioni per quella stessa situazione, rischierebbe di uscirne stressato.
Cioè il cervello, conscio degli effetti da “esecuzione forzata del task”, cerca di farti evitare ancora quel rischio.
Cosa c’entra il cervello con il marketing ?
Al di là del discorso scontato che il marketing è tutta questione di cervello c’è differenza anche nel marketing, tra marketing e marketing.
Senza dubbio i risultati contano, è innegabile. Ma conta anche come li raggiungi.
Se cioè ottieni il risultato costringendo il tuo potenziale cliente a compiere forzatamente un’azione come acquistare un prodotto/servizio, che una volta eseguita non compierà mai più perché si accorge di essere stato forzato a compierla.
Perché quando un cliente si accorge di essere stato forzato a compiere un’azione che non desiderava compiere molto spesso trae un’unica conclusione (“cavoli, sono stato fregato”).
Poi razionalmente cerca di scacciare il pensiero trovando mille giustificazioni tipo che soltanto lui ha deciso di compiere l’azione, e simili. Ma istintivamente quel cliente sa che non è andata così.
C’è un altro modo per fare marketing ?
Si. Il tuo marketing può non solo attrarre e incuriosirce il tuo potenziale, ma anche farlo sentire nel posto giusto e lasciarlo libero di decidere se acquistare o meno il tuo prodotto/servizio, dando un motivo per agire velocemente.
Usare i principi di urgenza e di scarsità è lecito, ma senza per questo fare un pressing psicologico esagerato che può pagare se guardi il breve periodo, ma può diventare deleterio e controproducente se sei un pò più lungimirante.
Meglio un uovo oggi o una gallina domani ?
Domanda scontata, so già che mi risponderai che è meglio un uovo oggi. Ti dico invece cosa penso: che è meglio l’uovo oggi, la frittata domani, la gallina domani l’altro, e il pollo allo spiedo tra qualche giorno
.
Ma allora quali sono le armi (etiche) della persuasione che i marketer possono adottare ?
Si quelle che riescono anche a divertire il tuo potenziale cliente.
Perché una persona si diverte solo quando sa di essere nel posto giusto, ed è felice di restarci.
Felice anche di comprare oggi il tuo primo prodotto/servizio, domani di acquistare il secondo, e tra un anno o poco più il successivo.



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Parole sante Francesco, concordo in toto con questa strategia.
Ha un aspetto però negativo, il tempo.
Per fare quello che dici serve tempo per mettere “a suo agio” il cliente e poi non convincerlo, ma fargli capire quanto il prodotto può essergli utile.
Se il cliente si fidelizza allora hai raggiunto lo scopo, se non ce la fai hai perso molto tempo. Certo è vero che se le perdite di tempo superano di molto il “buon fine” allora forse bisogna valutare di cambiar mestiere
..e comunque, dopo l’uovo, la frittata, la gallina e il pollo arrosto, perchè non puntare anche al brodo della gallina vecchia?
Bell’articolo complimeti ! io ho una filosofia simile che utilizzo per ogni mia attivtà…
trovo che le forzature nel campo della vendita o i consigli ingannevoli dati solo allo scopo di vendere un prodotto o servizo producano risultati devastanti sul lungo periodo.
Comunque è normale dedicare molto tempo a queste attività, d’altraparte i risultati buoni costano
Ciao ragazzi,
grazie per i vostri commenti.
@Criss: si è vero, il tempo è un fattore importante. Ma torniamo ancora una volta a quella diatriba affrontata in altri post e che ho riconsiderato di recente in questo blog: se guardi all’immediato pensi a vendere, se invece pensi ad aggiungere valore fai marketing.
In realtà stavo accennando un’altra questione, e la riprenderò in altri post. E’ una questione un pò più complessa che inizia con il marketing, soprattutto quello di infoprodotti digitali e del loro consumo.
Oggi teoricamente chiunque è in grado di scrivere (e forse promuovere) un ebook su un qualsiasi argomento.
E se l’ebook è ben fatto e ben promosso vende e può ottenere dei bei risultati economici. Garantito.
Ma se fai un ebook oggi e finisce lì non hai ottenuto molto: hai solo venduto un bel ebook.
Che non vuol dire far consumare il tuo infoproduct, e la differenza tra e due cose è netta.
Come diversi e netti sono anche gli effetti: puoi avermi “invogliato” a comprare il tuo infoprodotto, ma se l’utente non lo consuma e non lo usa/legge/applica cosa l’ha comprato a fare… Magari per sentirsi più figo
?
@Filippo: vero quello che dici ma non dimenticare che ogni progetto ha un suo time to market regolato da deadline esterne. Ma a parte questo, quante volte ci sono stati prodotti lanciati troppo presto (o troppo tardi) nel mercato e per questo sono stati destinati a fallire ? Il caso “Newton” della Apple ha fatto storia ma non è l’unica.
Quindi d’accordo preventivare un tempo di attesa prima di ottenere i risultati desiderati (che non sono i primi risultati del tuo marketing, sono invece quelli attesi) basta non sia un tempo tendente a infinito
.
[OT] Ho dato un occhio al tuo blog, e visto che ti interessi di SEO e web marketing anche tu. Ti segnalo una fonte che forse conosci già ma che potrebbe esserti utile anche come spunto per scrivere nuovi post gt bookmark.
[/OT]
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