AdWords si espande

Che Google Adwords sia in espansione con una feature nuova quasi ogni settimana è un dato che tutti possono verificare.

Condenso in questo post alcune news e chicche degli ultimi 2-3 mesi che da Mountain View ci hanno messo a disposizione. Partiamo dalla rete di ricerca.

Rete di ricerca

Sono arrivate 3 novità importanti: i titoli lunghi, il nome a dominio nel titolo e i sitelinks incorporati.

Google a mio avviso vuole rendere la porzione della SERP above the fold interamente a pagamento. Per far questo aveva bisogno di rendere simili i risultati sponsorizzati forniti da AdWords a quelli organici forniti dal suo motore di ricerca.

Titoli lunghi

Ecco perché sono arrivati i titoli lunghi che mettono in un’unica riga, separati da un hyphen, quelli che in passato erano il titolo e la prima riga dell’annuncio.

Come fai a ottenere questo effetto ? E’ molto semplice. Per la lingua italiana devi mettere un punto fermo (.) o un punto esclamativo (!) al finale della prima riga. In questo modo Google AdWords prenderà il titolo e la prima riga fino a un massimo di 68 caratteri.

Nome a dominio

Inoltre se il titolo non contiene il nome a dominio, e c’è spazio a sufficienza per stare entro i 68 caratteri, Google mostrerà anche un pipe | seguito dal nome a dominio (a meno che tu non lo abbia già scritto nel titolo).

In ogni caso sia che tu voglia sfruttare la feature delle headline “potenziate”, sia che venga appeso il nome a dominio al titolo, l’effetto di un annuncio AdWords in premium position ora è molto più simile a un risultato organico.

Sitelinks incorporati

Google linka una o più parole nel testo del tuo annuncio -titolo escluso- quando trova corrispondenza esatta con uno dei sitelink della tua campagna.

Passiamo alla rete display.

Rete display

Per quanto riguarda la rete display sono state potenziate le metriche di analisi della concorrenza, introdotti nuovi strumenti di diagnostica e un filtro per le impressioni che fa risparmiare gli inserzioni CPM.

Vediamo tutti i dettagli.

Nuove metriche per la concorrenza

Google ha introdotto, proprio come in rete di ricerca, le metriche della relative allo share e alla perdita di impression anche in rete display.

CTR relativo

Altra chicca recente è il CTR relativo.

I CTR% della rete display sono notoriamente più bassi rispetto alla rete di ricerca e un inserzionista può non avere elementi di confronto relativi alla metrica del CTR% per capire come sta performando la sua campagna. Per questo è stato introdotto il CTR relativo.

Infatti viene calcolato, sulla campagna o sul gruppo di annunci, rispetto alla media dei CTR% di tutti inserzionisti sulla stessa pagina dove escono i tuoi ads.

Strumenti diagnostici

Come per lo strumento diagnostica delle parole chiave della rete di ricerca, i nuovi strumenti diagnostici  permettono di verificare criticità laddove i tuoi ads in rete display non vengono pubblicati. Verranno resi disponibili a partire dal 30 giugno per tutti gli inserzionisti.

Filtro impressioni non viste

Il filtro impressioni non viste funziona così: per gli annunci mostrati below the fold Google accrediterà i costi CPM, agli inserzionisti che usano questa modalità di pagamento alternativa al CPC, soltanto quando sarà probabile che l’utente possa fare scrolling della pagina e vedere gli annunci.

Categorie di pubblico

Ultima chicca attiva da ieri sono le categorie di pubblico, che in tutta sincerità mi aspettavo da tempo.

In pratica puoi mostrare annunci a utenti che mostrano un certo interesse (ma va.. ricorda Facebook Ads, vero ? :-).

La differenza è che Facebook è centralizzato e monolitico, e ha sotto mano tutte le interazioni degli utenti per targetizzare al meglio ads sociali.

Google invece, per raggiungere lo stesso risultato, deve attingere a diverse altre proprietà tra cui GMail, YouTube oltre al motore di ricerca.

Tirando le somme

Leggo in giro che Facebook attraverso i suoi ads dovrebbe raggiungere una quota di mercato molto interessante per fine 2011 per quanto riguarda il display advertising.

Tuttavia resto favorevole a Google perché c’è una differenza importante tra i 2 colossi:  Google ha da oltre 11 anni i dati storici raccolti attraverso i suoi siti, da 5 anni pure i dati di YouTube, da 3 anni ha un browser, da 1 anno una piattaforma telefonica e mobile, e da poco un netbook.

Non metto in dubbio le previsioni fatte da competentissimi analisti, ma Google non sta a guardare e secondo me ha almeno, a breve, un altro paio di assi nella manica per restare (a lungo) leader di mercato a partire dal remarketing via YouTube ancora in test su pochissimi account.

Inoltre, dati alla mano, i ROI di Facebook non sono ancora paragonabili a quelli di AdWords (a meno che non si usino strategie più o meno complesse come la tecnica della “pubblicità invisibile” che sto testando da qualche mese).  Se credi che la mia sia una visione “di parte” leggi questo (sopratutto il punto 5 dei bullets finali).

Last, but not least, Google e altre piattaforme prevedono un modulo di riaccredito di click fraudolenti. Facebook Ads non contempla neppure questa eventualità.

Per approfondire

Per approfondire questo post ti linko le risorse ufficiali di Google

Domande o commenti ?

Se hai voglia di discutere qualche argomento specifico toccato in questo post, scrivi qua sotto :-)

Comments

  1. Chissa perchè ma ho la sensazione che Google stia prendendo troppo spesso Facebook come modello. Il pulsante, la categoria di pubblico interesse ecc.
    Mi chiedo: I ROI di Facebook sono decisamente più alti rispetto ad Adwords?
    Purtroppo non ho ben chiara la tecnica della pubblicità invisibile e dei click fraudolenti. Cercherò di documentarmi anche in questo.

  2. Ciao Antonio,

    Google è naturale che non può perdere i colpi. La targetizzazione per interessi in realtà già esisteva da tempo sia su YouTube che sulla rete display. E’ stata semplicemente raffinata e gestita meglio.

    I click fraudolenti come già detto non sono contemplati. E’ vero che Facebook ha un suo algoritmo interno che rimuove tali click ma la trasparenza quando tiri fuori dei soldi è d’obbligo e basterebbe un semplice report (a parte quelli che NON funzionano!) per documentare il tutto.

    La “tecnica invisibile” è una delle mie ultime invenzioni delle quali ancora non ho mai parlato. Combina più sistemi pay-per-click insieme e ottieni un botto di traffico, spesso comprato a basso costo, e ottime conversioni.

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